giovedì 22 luglio 2010




Il primo giorno di lavoro e' stato durissimo: alle sette eravamo gia' fuori a piantare tuberi intorno ad una recinzione. Andy con la “shubble” (la pala) in mano e io con un picchetto di 20 kg. Questo per un paio di ore. Poi John ci chiama e noi ci avviamo verso di lui. Ci presenta Jack, che pero' si chiama John. Piu' tardi John ci spieghera' che quando si sono conosciuti con John erano in tre e tutti e tre si chiamavano John. Allora John per distinguerli e per non confondersi con se stesso aveva iniziato a chiamare John Jack e l'altro John “nameless” (senzanome). Da allora John viene chiamato Jack anche dalla moglie e lui stesso si presenta come Jack e dell'altro John si sa solo che non e' stato piu' chiamato e nient'altro! John e Jack, che e' un costruttore, ci spiegano che stanno ampliando la casa e stanno costruendo una nuova veranda che gira attorno la costruzione, una piscina e una grossa vasca per i pesci e che oggi avremmo dovuto costruire tutto il telaio di pali a sostegno della veranda. Andy e' un esperto carpentiere e John ci da' solo alcune brevi informazioni e poi spicca il volo: “He's very busy”, mi spiega Andy. Dopo pochi minuti mi ritrovo a impastare cemento per le fondazioni: un secchio d'acqua, mezza busta di cemento, dieci palate ciascuno di aggregato, poi altra acqua, altre cinque palate a teste di aggregato, un'altra mezza busta di cemento, altra acqua ed un paio di palate a testa di aggregato. Jack prende il trattore, io lo guido sui giusti binari e via! Il cemento cola dritto nei fossi, attorno ai pilastri di acciaio, riempiendoli. Continuiamo cosi' fino a ora di pranzo quando Karen ci chiama per mangiare un piatto di zuppa. Ci sediamo attorno al tavolo di fronte al belvedere e insieme a Jack mangiamo affamati un'ottima zuppa di farro, pollo verdure e ortaggi vari molto saporita. Nel frattempo Karen ci porta anche del pane bianco squisito con dell'uva passa dentro, che ci dice essere opera di John: “John likes very much to make bread!” Ci spiega orgogliosa e, noi, naturalmente annuiamo continuando a tenere la testa china nel piatto assaporando il pane caldo nel brodo della zuppa. Il pasto e' finito troppo in fretta e noi siamo gia' tornati al lavoro. Il tempo si mette male e inizia a piovigginare, ma noi incuranti continuiamo ad impastare cemento fino a quando sul far del tramonto buttiamo giu' l'ultimo calderone di cemento nell'ultima buca. John si avvicina, ci ringrazia e ci da' 50 dollari australiani ciascuno: lieto compenso che non ci aspettavamo assolutamente di ricevere. Rientriamo a casa distrutti, ma soddisfatti del duro lavoro svolto e dei suoi frutti.

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